sabato 27 febbraio 2010

Grecia: Zante (Zakynthos)

...Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso...


Da "Zacinto " di Ugo Foscolo, grande poeta e scrittore, che qui nacque nel 1778. Per me Zante resta una delle più belle isole greche che finora abbia avuto la fortuna di aver visitato. A dire la verità me ne rimangono ancora moltissime da vedere...potrei anche ricredermi. La prima impressione, arrivando con la nave da Kilini, è di normale-isola-ionica- greca ma poi se vai all'esplorazione della costa ovest provi un piacevole e inaspettato stupore, nell'ammirare le scogliere a picco che accolgono il mare di un azzurro incredibile, indescrivibile; ti fanno venire le vertigini anche solo osservarle da lontano. Lì, in quei posti “scatta una foto e fuggi”, non c'è possibilità di scendere a piedi nelle calette che s'intravedono dopo un “salto” di centinaia di metri. Si possono raggiungere solo con la barca. Lì, dove i profumi intensi di timo e rosmarino selvatico t' inebriano le narici, puoi ancora chiudere gli occhi ed ascoltare in silenzio la musica della natura...perché il turismo è ancora relativamente poco, dato che si concentra soprattutto verso la zona del “navagio” (si pronuncia: navàghio) e sulle spiagge. Oppure se vi trovate nei paraggi del golfo di Laganàs, a circa 8 km dal capoluogo, da giugno ad agosto, dovete sapere che le tartarughe carretta-carretta si danno appuntamento per accoppiarsi e nidificare ma è impossibile assistervi perché è proibito accedere a tali spiagge da prima dell'alba e dopo il tramonto. Ci sono vari divieti atti a salvaguardare le uova delle tartarughe, perciò lasciate a casa l'ombrellone e, al suo posto, acquistate una ottima crema solare super protettiva! A Zante, nel 1999, è stato istituito un Parco Nazionale marino (che comprende oltre il golfo di Laganàs, l'isolotti di Pelouso e di Marathonisi) ed è considerato il maggiore e più importante luogo nel Mediterraneo per la protezione della nidificazione delle tartarughe che, come tanti altri animali, rischiano l'estinzione.

I difetti di Zante? I più evidenti sono l'umidità e le zanzare, ma glieli si può perdonare, credo, o forse io ho visto solo quelli perché maggio non era considerato un mese da “bollino nero” come in agosto?

il capoluogo,Zante

presso il faro di Keri



l'isolotto di Marathonisi

navagio




spiaggia di Gerakas (golfo di Laganàs)

“Iris” al forno


Ho sempre incontrato molte difficoltà di scelta davanti agli scaffali dei supermercati greci per quanto riguarda le farine. Non riportano se sono 00 o 0, ma per fortuna le proteine sì! Ho trovato farine per tutti gli usi da 10% di proteine, che io considero 00, fino a 11,7 % e queste per me sono 0; non so se a ragione o torto. La manitoba, qui chiamata “farina canadese”, che compero solitamente ad un prezzo quasi proibitivo, ne ha il 14,7 %.
Comunque sia, ho imparato a destreggiarmi un po', per meglio dire a non arrovellarmi il cervello... Non so se i risultati sono alla pari delle farine italiane! Gli esperimenti culinari buoni sono buoni, anzi certe volte ottimi! Di certo continuerò nelle mie prova-farina finché non avrò trovato quella che mi soddisfa di più!!
Queste iris, nate grazie a nostalgia siciliana, non sono fatte seguendo la classica ricetta ma a modo mio, diciamo alla “ellenikà”!




Ingredienti per circa 12 "iris"
  • 180 gr di latte
  • 20 gr di lievito di birra
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 100 gr di zucchero
  • 100 di yogurt greco
  • 450 gr farina 0 *
  • 200 gr manitoba*
  • ½ cucchiaino di sale
  • qualche goccia di estratto di vaniglia o vanillina
  • mezza buccia d'arancia grattugiata
Ripieno:
  • 300 gr di crema pasticcera senza uova e fredda*
  • 100 gr di ricotta
  • 80 gr di cioccolato fondente tritato grossolanamente
  • la buccia grattugiata di un limone
* ho preparato una crema con queste dosi: 500 gr di latte, 100 gr di zucchero, 40 gr di farina e 20 di maizena e vaniglia: setacciare la farina e la maizena aggiungere lo zucchero, la vaniglia ed il latte caldo. Portare a bollitura sempre mescolando. Lasciare raffreddare. Poi non ho messo zucchero nel ripieno, a gusto nostro bastava quello aggiunto nella crema, perciò penso che ne dovete mettere la quantità che soddisfi il vostro palato.
 * non aggiungetela tutta in una volta all'impasto perché, come dicevo all'inizio, non tutte le farine sono uguali e perciò con la stessa capacità di assorbire i liquidi. Potreste avere bisogno anche di una quantità maggiore, regolatevi voi.

Ho fatto sciogliere il lievito nel latte tiepido. Ho aggiunto le uova sbattute con lo zucchero mescolando bene, lo yogurt e gli aromi. Ho poi trasferito il tutto nell'impastatrice e un po' alla volta ho incorporato la farine setacciate. Se impastate a mano ricordatevi che l'impasto deve risultare morbido ma elastico. In ultima ho aggiunto il sale e l'olio . Ho fatto impastare finché  non era ben incordato, circa 15 minuti , poi un po' a mano per dargli al forma di una palla e messo in una terrina, coperta con la pellicola, a lievitare al caldo per circa 1 ora e ½ , finché non ha superato il raddoppio del suo volume. Trascorso il tempo necessario della lievitazione l'ho rimpastato velocemente e steso col matterello ad un spessore di circa 1 cm e mezzo. Ho tagliato dei cerchi, messo la farcitura , chiusi molto bene( altrimenti il ripieno tende ad uscire) unendo verso il centro e facendoli diventare delle palline che ho messo a lievitare  nelle placche del forno rivestite di carta antiaderente. Le ho coperte con un canovaccio e  messe al caldo a lievitare per  un ora. Ho spennellato di latte e infornato a 180° per 25-30 minuti.
Bisogna prestare attenzione perché si colorano facilmente perciò se vedete che questo accade copritele con un foglio di carta da forno.



venerdì 26 febbraio 2010

Composizione floreale

Quando mi viene un'idea creativa non c'è verso di riporla nel cassetto dei "farò"...subito le mie mani cominciano l'opera...
Questa è una composizione floreale verticale da appendere ad una parete stretta e alta, che necessita appunto di una forma lunga e non troppo larga.
Per realizzarla ho preso dei rami di nocciolo contorto, rafia naturale, tre grossi fiori di legno e fiori secchi quali: spighe, piccoli fiorellini rossi, e papaveri. Invece i melograni, le ghiande, i girasoli, la lavanda e i boccioli della malva sono materiali in plastica.






Realizzazione:


Inizialmente ho legato bene, con il fil di ferro fino, i rami di nocciolo contorto in un modo tale da formare anche il gancio per appendere, poi ho preso la rafia e l'ho fatta passare in maniera morbida su tutta la lunghezza della composizione, realizzando così anche delle forme tondeggianti, che la rendono otticamente più leggera. Fatto questo, ho iniziato ad incollare (colla a caldo) partendo dal centro (o quasi) comunque nella parte più larga, i fiori più grandi. A seguire tutto il resto del materiale disponibile, inserendo sia con criteri di tonalità sia per forma e dimensioni, fino ad arrivare alle due estremità con dei fiori medio - piccoli. Per le spighe non ho seguito la forma lineare che imponeva la composizione floreale bensì all'incontrario, per produrre così un effetto “gradini” e spezzare e creare...quel qualcosa di diverso! Naturalmente si possono usare altri colori in armonia o in contrasto, tenui o vivaci, tutto dipende dal locale, tenendo conto soprattutto della luminosità, grandezza, stile e tinte predominanti....

Sicuramente se abbiamo un bel divano rosso questa composizione potrà essere un buon abbinamento... sul rosa un po' meno!

Auguro a tutti quelli che intendono provare un buon lavoro




giovedì 25 febbraio 2010

Giouvetsi e giouvarlakia..

È impossibile descrivere la sensazione che si prova addentando un pezzo di pane fatto in casa intriso di olio extravergine di oliva di Kalamata...dell'origano secco  strofinato tra le dita e lasciato cadere sulla mollica calda, fragrante, abbrustolita...del formaggio feta, candido, piccante e meravigliosamente fresco...
Come si fa? Un connubio perfetto. Un estasi per il palato dedicato alle persone che preferiscono gli aromi naturali, genuini; i doni della natura!
Amo i sapori di questa meravigliosa terra!
Oggi vi invito a scegliere tra due piatti unici : giouvetsi, (si pronuncia ghiuvètsi) cioè pasta, (che se non ricordo male in Italia chiamiamo “risoni”) con carne di agnello o capretto. Io preferisco il manzo.
Poi gli “giouvarlakia”, (si pronuncia ghiuvarlàkia) delle semplici ma gustose polpettine di carne con riso.

Giouvetsi



Ingredienti: x circa 4 persone
  • 800 gr di carne
  • 320 gr di “risoni"
  • 1 cucchiaio di burro
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 cipolla piccola
  • 1 o 2 pomodori maturi
  • mezzo bicchiere di vino
  • una piccola stecca di cannella
  • 1-2 foglie di alloro
  • acqua, o brodo di carne quanto basta
  • sale, pepe, noce moscata grattugiata a piacere
  • parmigiano (noi usiamo mizithra stagionata)
In una casseruola metto a scaldare l'olio, il burro e quindi la carne tagliata a pezzi per farla rosolare. Dopo qualche minuto aggiungo la cipolla tritata finemente (non deve scurirsi). Bagno il tutto con un po' di vino rosso (solo se è manzo, per agnello o capretto ci vuole il vino bianco) e lascio evaporare. Metto le spezie ed il pomodoro tritato, privato precedentemente della buccia e dei semi, mescolo un po', poi aggiungo dell'acqua o brodo bollente e lascio a cucinare pian piano (fuoco basso) per un'ora e mezza o comunque finché è quasi cotta. Trascorso questo tempo, ci sono tanti modi per continuare. Se abbiamo i piccoli tegamini di terracotta meglio, altrimenti possiamo optare per una grande teglia da forno o addirittura aggiungere la pastina alla carne così, nella stessa casseruola. Ovviamente è migliore, per un tradizionale giouvetsi, la prima soluzione.

Riprendiamo...sistemo la carne, porzionata, nei tegamini poi la pastina e mescolo. Aggiungo l'acqua o il brodo fin quasi all'orlo del tegamino (comunque un paio di dita sopra la pasta) e metto in forno già caldo a 200-220° (meglio se ventilato) per circa 40 minuti, (assaggio). Mescolo di tanto in tanto e aggiungo del liquido se si asciuga troppo prima di questo tempo. All'incirca 10 minuti dalla cottura cospargo di abbondante formaggio grattugiato e rimetto in forno perché faccia la crosticina.


Giouvarlakia



Ingredienti per 4-5 persone:
  • 800 gr carne di manzo macinata
  • 1 tazza di riso vialone nano
  • 1 cipolla tritata finemente
  • 2 cucchiai d'olio
  • 1uovo
  • 1 cucchiaio e mezzo di prezzemolo tritato
  • ½ cucchiaio di aneto tritato
  • ½ cucchiaio di menta tritata (o anche di più dipende dai gusti)
  • sale e pepe
per la salsa “avgolemono
  • 2 uova
  • 1 limone
  • brodo dei giouvarlakia.
In una terrina metto la carne macinata e ci aggiungo il resto degli ingredienti compreso il riso. Plasmo con le mani delle polpettine e le dispongo in una casseruola appena unta d'olio. Aggiungo acqua bollente salata fino a ricoprire il tutto e metto a cucinare a fuoco alto.
Qui si possono scegliere due modi, a piacere. Il primo è che quando il liquido di cottura è quasi asciugato ma sufficiente per creare un po' di “brodino” nel piatto, cioè all'incirca dopo 25-30 minuti, non facciamo altro che servire (come nella foto) .

Il secondo, il più tradizionale, prevede la salsa “avgolemono” (cioè uovo-limone) e si fa così: sbattere gli albumi a neve, aggiungere i tuorli, il succo del limone, (io non lo uso tutto perché mi sembra che diventi un po' troppo acida per i miei gusti) e pian piano, circa un mestolo di brodo bollente. Versare immediatamente sui giouvarlakia caldi e ritirare subito dal fuoco perché altrimenti diventa troppo liquida la salsa, cioè “impazzisce”.

mercoledì 24 febbraio 2010

Gnocchi con la ricotta

Oggi si ritorna alle origini! Prima ho appagato gli occhi sul sito dedicato ai gustosissimi ed inimitabili "gnochi con la fioretaqui poi, vuoi perché da sempre sono ghiotta di gnocchi, vuoi per un pizzico di nostalgia di Recoaro, sono passata all'azione. Per meglio dire, parzialmente in azione, perché la “fioreta”, che praticamente è ricotta liquida, ad Atene dove penso e spero di trovarla?? Impossibile...
Da pochi mesi però ho scoperto in vendita un formaggio che chiamano “mizithra fresca” che dal gusto mi sembra ricotta! Forse, anzi probabilmente lo è. Non è finita qui. C'è un' altro formaggio che chiamano “anthotiro” ed anche questo è come la ricotta...solo che, qualche volta, di sapore mi sembra più salato.
Non ci capisco più nulla, comunque ho quest'ultimo in frigo e, perdonatemi cari concittadini per aver anche solo pensato di imitare la ricetta originale ma come siamo soliti dire noi:“per l'asciutto è buona anche la tempesta”, per pranzo perciò sono usciti questi:





ho messo nell'impasto:(x 2 persone)
  • 200 gr. di ricotta
  • 120 gr. di latte intero
  • 80 gr. di farina
  • sale
per condire:
  • 20 gr. burro
  • origano fresco (o salvia)
  • parmigiano
Ho schiacciato il formaggio con una forchetta poi l'ho sbattuto con la frusta per far sciogliere il più possibile i grumi. Ho aggiunto il latte e la farina pian piano. Un po' di sale e mescolato finché l'impasto non è stato ben amalgamato. Ho messo dell'acqua salata sul fuoco e al bollore ho versato l'impasto a piccole cucchiaiate (cucchiaini). Nel frattempo ho fatto sciogliere il burro a calore abbastanza forte facendo attenzione perché non mi piace troppo scuro. Quando gli gnocchi sono affiorati in superficie li ho scolati e buttati nel tegame del burro. Ora prima di questo passo qui, da brava recoarese, avrei dovuto aggiungere della salvia al burro e farla rosolare assieme, invece ho preferito dell'origano fresco. Una “nevicatina” di parmigiano o altro formaggio a piacere e...buoniiii!!

Prozimi ( προζύμι) : nuovo aggiornamento


Novembre 2011

In questo periodo ho rifatto il prozimi. Dopo tanti giorni di non rinfresco quello che avevo in frigo è passato a miglior vita..per cui ho dovuto rifarlo. Poi alcune di voi hanno provato a cimentarsi in questa impresa, alcune con successo altre no. Pensavo che fotografando passo a passo e una spiegazione più dettagliata fosse più utile per la buona riuscita del prozimi.
Alcuni passaggi mancano per batteria scarica della macchina fotografica ma ho cercato di spiegare meglio che ho potuto. In ogni caso non esitate a chiedere!
Premetto che per farlo ho usato la farina per il pane, quella che qui chiamiamo sklirì (dura). Non è di grano duro ma di grano tenero.

Detto questo iniziamo con la prima foto e la spiegazione.

Πως φτιάχνουμε το προζύμι

Giorno 1: 1η μέρα


In una terrina, non molto grande, ho messo mezza tazza di farina e tanta acqua quanto basta per fare un panetto della consistenza che osservate nella foto.
Ho coperto con un piatto e riposto dentro allo stipetto in cucina, dove tengo le farine e vicino ho messo una mela.
Ho lasciato lievitare fino al giorno dopo.

Σε ένα μπολ, όχι πολύ μεγάλο, βάζω μισό φλιτζάνι του τσαγιού αλεύρι και όσο νερό χρειάζεται για να γίνει ένα μείγμα όπως βλέπετε στη φωτογραφία. Σκεπάζω το μπολ με ένα πιατάκι και το βάζω μέσα σε ένα ντουλαπάκι στην κουζίνα που βάζω συνήθως τα αλεύρια και κοντά ένα μήλο. Αυτό το φρούτο λένε ότι βοηθάει τη ζύμωση. Αφήνω να φουσκώσει μέχρι τη επόμενη μέρα.

Giorno 2:
2η μέρα


Senza lavare la ciotola, ho aggiunto sempre mezza tazza di acqua e farina quanto basta per ottenere il panetto che osservate. Ho coperto con il piatto e riposto dentro allo stipetto fino al giorno seguente.

Χωρίς να πλύνουμε το μπολ, προσθέτω ακόμα μισό φλιτζάνι του τσαγιού αλεύρι και όσο νερό χρειάζεται για να γίνει ένα μείγμα όπως βλέπετε στη φωτογραφία. Σκεπάζω το μπολ με ένα πιατάκι και το ξαναβάζω στο ντουλαπάκι.
Giorno 3: 3η μέρα

Ecco come si presentava il terzo giorno. Ben lievitato non vi sembra? Ho rifatto la stessa operazione del giorno precedente e rimesso allo stesso posto senza lavare mai la ciotola.

Κοιτάξτε πως γίνετε την τρίτη μέρα! Πολύ φουσκωμένο όπως βλέπετε! Ακόμα μια φορά, χωρίς να πλύνω το μπολ, προσθέτω πάλι μισό φλιτζάνι του τσαγιού αλεύρι και όσο νερό χρειάζεται για να γίνει ένα μείγμα σαν πριν. Σκεπάζω και πάλι το μπολ με ένα πιατάκι και το ξαναβάζω μέσα στο ντουλαπάκι.
Giorno 4: 4η μέρα

Il prozimi al quarto giorno si presenta così. Ne ho preso 100 g ho aggiunto 100 g di farina e 50 di acqua. Ho impastato bene e messo in un barattolo pulito....

Στην 4η μέρα το προζύμι είναι έτσι. Παίρνω 100 γρ προζύμι και προσθέτω 100 γρ αλεύρι και 50 γρ νερό. Ζυμώνω πολύ καλά και το βάζω σε ένα υάλινο βάζο, και...


Ho chiuso col tappo e... al solito posto:-) per un altro giorno!

..κλίνω με το καπάκι του και το αφήνω πάντα στο ίδιο μέρος, μέσα στο ντουλαπάκι, κοντά με τα αλεύρια και το μήλο.


Giorno 5: 5η μέρα




Com'era il prozimi al mattino seguente..scusate la foto! Ho fatto il solito rinfresco: 100 g di prozimi, 100 di farina e 50 di acqua. Impastato e alla sera...

Έτσι παρουσιάζετε το προζύμι το πρωί της 5ης μέρας. Παίρνω ακόμα 100 γρ προζύμι προσθέτω 100 γρ αλεύρι και 50 γρ νερό. Ζυμώνω πολύ καλά το βάζω σε ένα βάζο πλυμένο και το αφήνω με τον ίδιο τρόπο. Το βράδυ θα είναι έτσι:

Eccolo, molto lievitato. Ho fatto il solito rinfresco 100-100-50. Messo nel vaso lavato ed asciugato e lasciato lievitare fino al mattino.

Νατο..πολυ φουσκομενο! Παίρνω ακόμα 100 γρ προζύμι προσθέτω 100 γρ αλεύρι και 50 γρ νερό. Ζυμώνω πολύ καλά, το βάζω σε ένα βάζο πλυμένο και το αφήνω με τον ίδιο τρόπο μέχρι το πρωί. 

Giorno 6: 6η μέρα

Ore 8 del mattino. L'ho rinfrescato ancora 100-100-50, rimesso nel barattolo lavato ed asciugato. Chiuso il tappo e riposto nello stipetto come sempre.

Στις 8 το πρωί είναι έτσι. Παίρνω ακόμα 100 γρ προζύμι προσθέτω 100 γρ αλεύρι και 50 γρ νερό.

Ζυμώνω πολύ καλά, το βάζω σε ένα βάζο πλυμένο και το αφήνω στο ίδιο μέρος. 

Verso le 11, 30 dello stesso giorno, cioè dopo 3 ore, era diventato così. A questo punto l'ho messo in frigo. Dopo un paio di giorni l'ho rinfrescato di nuovo.
Il prozimi che ho scartato ho continuato a rinfrescare anche quello ed ho fatto il pane..

Μετά περίπου 3 ώρες θα είναι έτσι: έτοιμο! Το βάζω στο ψυγείο. Μετά δυο μέρες το παίρνω και προσθέτω το ίδιο βάρος αλεύρι και μισό νερό. Ζυμώνω πολύ καλά, το βάζω σε ένα βάζο πλυμένο και το αφήνω δυο ώρες στη θερμοκρασία δωματίου και μετά στο ψυγείο. Τώρα μπορούμε να φτιάξουμε το ψωμί αλλά θα είναι ακόμα λίγο ξινό, πρέπει να περάσει καιρός. Κάθε εβδομάδα πρέπει να αναζωογονώ το προζύμι για να χάσει την ξινίλα και να είναι κατάλληλο για ψωμί ή να κάνουμε το Λι.κο.λι....(ένα υγρό προζύμι) αλλά σε αυτό θα επανέλθω!

Alcune considerazioni:

I tempi di realizzazione sono indicativi, posso esserci delle variazioni in base alla temperatura della stanza, alla stagione...
All'inizio il prozimi ha un po' di acidità ma coi rinfreschi perde ve lo assicuro! 
Questo è il pane di oggi:


martedì 23 febbraio 2010

Grecia: Scorci di montagna...

Vi voglio portare con me a passeggiare sul monte Penteli, famoso sin dall'antichità per i suoi marmi preziosi che hanno dato "vita" al Partenone di Atene e non solo.
 
Lo ammiriamo dietro casa ma da un paio d'anni non proviamo nessun piacere a salirci per una passeggiata; è nuda terra, ceppi carbonizzati, desolazione. Ogni anno brucia. Ogni estate soffre. E noi con esso e con tutti i meravigliosi posti in cui una mano impietosa e crudele decreta la stessa fine...

Eppure ogni primavera questi luoghi si rivestono di verde. Erba e fiori rinascono dalla cenere. La Natura è perfetta; noi un po' meno... 
 

  

 
 Il monte Imittos visto da Penteli

Prozimi, lievito naturale

Stavo osservando le mani, stanche e sofferenti dai dolori, di mia suocera impastare con amore e dedizione il pane, quando ad un tratto ho sentito l'esigenza, urgente, di non dovermi perdere per nessun motivo il valore di quel momento, derivato dall'esperienza di una vita.
Ho cominciato ad osservare silenziosa, rispettosa e a prendere appunti. Da anni lo faccio, ma non glielo dico che sto diventando brava quanto lei...anzi!! Preferisco farmi coccolare dai suoi intingoli!
L'amore, la passione e la gioia sono ingredienti che aggiunge anche alla più semplice delle pietanze e questo, unito alla fragranza degli aromi che sprigionano il sapore del sole del mare della terra, che fa la differenza! E si sente!! Come si sente!!
Però ancora non avevo visto come preparava il lievito naturale, come lo chiamano qui in Grecia “prozimi”.
Ho cercato in internet per mesi la ricetta di questo lievito. Ho fatto tanti esperimenti ma nessun successo! Poi un giorno mia cognata, che vive in una bellissima isola delle Cicladi, mi manda una e-mail. Oggetto : prozimi. Il procedimento era di una semplicità estrema, tanto da farmi fortemente dubitare sul buon esito finale ma, siccome amo sperimentare, sono passata subito ai fatti!
Devo dire che ci ho messo anche del mio dopo aver letto tante ricette...ma sono 2 anni che di pane non ne comperiamo più!

Ecco il mio lievito naturale:


e questa è la ricetta:

1° giorno: Prendere ½ bicchiere di farina (circa 70 gr) ed aggiungere acqua tiepida quanto basta per ottenere una pasta elastica . Metterla in una terrina o un barattolo di vetro e coprire con un piatto (non deve essere chiuso ermeticamente) e tenerlo a temperatura ambiente.

2° giorno: Aggiungere all' impasto del giorno precedente ½ bicchiere di farina, acqua quanto basta perché raggiunga nuovamente la consistenza iniziale e rimetterlo nella terrina. Coprire fino al giorno dopo.

Continuare così ogni giorno, con lo stesso procedimento che viene chiamato “rinfresco”, finché il lievito è maturo, cioè raddoppia il suo volume in 2-3 ore.
Quando vediamo che è pronto all'uso, prendiamo la quantità che ci serve per fare il pane e il rimanente lo rinfreschiamo e lo mettiamo in un barattolo di vetro chiuso col suo coperchio in frigorifero.
Per i rinfreschi seguenti, che avvengono all'incirca ogni 4-5 giorni, faccio così: se, ad esempio, mi avanzano 80 gr di lievito, ci aggiungo 80 gr di farina e circa 40-45 gr di acqua. Questo dipende dal tipo di farina e dalla sua capacità di assorbimento perché l'impasto del lievito non deve essere né troppo duro né troppo morbido.
Quindi lo lascio a temperatura ambiente per qualche ora e poi lo rimetto in frigo.

IMPORTANTE: per accelerare la maturazione del lievito, nella fase iniziale, ho messo la terrina con l'impasto in cucina, nello stipetto più in alto dove ripongo la pasta ( mi pareva che gli odori si abbinassero...) e vicino ho sistemato una mela.

lunedì 22 febbraio 2010

Eccoci qui!


“Che dici? Ci tuffiamo anche noi nel grande pentolone dei blog?” Ma sì " surela", perché no? In fondo è una nuova avventura e noi abbiamo continuamente “lo zaino in spalla” sempre pronte a farci accompagnare dalla fantasia!
Questo è successo tanti mesi fa, adesso fra ripensamenti, titubanze e innumerevoli-avanti-dietro- front rompiamo gli indugi e partiamo! E, da assolute principianti che a malapena sanno stare in piedi nel mondo della cibernetica, non ci resta che imparare a gestire il nostro prezioso spazio (ringraziamo calorosamente e anticipatamente per consigli e commenti costruttivi).
In questo diario-spazio useremo i colori e la penna delle nostre esperienze, dei nostri ricordi, ma anche dell'oggi e del domani ..insomma variegate pagine intrise di mille sapori!
Abbiamo sempre pensato che quando nasce un idea se non la si condivide svanisce nel nulla, diventa sterile, perché non ha la possibilità d'incontrare e fondersi con altre sfumature, altri particolari che l'arricchiscono. Perciò il nostro motto è “fare e condividere” ma anche “guarda, impara e condividi”. Non importa se esistono milioni e milioni di blog. Non importa se piace o no: è arte, è fantasia, è lavoro, è amore... può contribuire a creare tante soggettività in ognuno di noi dato che siamo unici e irripetibili!
Ogni nascita è annunciata da un colore: azzurro o rosa. Perciò questa è la nostra prima foto: il fiocco creato da mia sorella per il nipotino ma che da oggi diventerà anche il simbolo del nostro “neonato” blog.




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